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L'alfabeto, le origini

Dall'evoluzione degli elementi pittografici ed ideografici sono derivati quelli fonetici (sillabici nella scrittura cuneiforme mesopotamica ed anche consonantici in quella geroglifica dell'antico Egitto).

La scrittura alfabetica vera è infatti puramente fonetica: ogni segno in essa rappresenta un'unica consonante o un'unica vocale ed ha un valore costante ed invariabile.

E' noto che si attribuisce ai Fenici l'invenzione dell'alfabeto, che sarebbe stato poi introdotto in Grecia dalla migrazione a Tebe (in Beozia) del mitico eroe Cadmo (fratello di Fenice, il colonizzatore della Fenicia, e marito di Armonia, figlia di Afrodite e di Ares).

Tale tradizione troverebbe conferma nella somiglianza con l'alfabeto ebraico (Ebrei e Fenici avevano stretta parentela) con quello greco: 22 lettere sovrapponibili nella forma, nel nome e nell'ordine di successione.

Resta comuque un dato fermo che l'alfabeto fenicio sarebbe il più antico e l'origine di tutti gli altri alfabeti del mondo antico e moderno.

Precursore di questo sistema di scrittura sarebbe comunque il geroglifico egiziano, adeguatamente semplificato.

In questo sistema dai valori ideografici e sillabici si era arrivati, applicando il principio dell'acrofonia, allo sviluppo dei valori puramente consonantici: per es. l'ideogramma della mano (d.t) veniva a prendere il valore della consonante d; quello della bocca r...

Ma non tutti gli Egizi compirono questa trasformazione radicale e solo i popoli semitici fecero un passo decisivo a proposito.

Infatti le famose iscrizioni sinaitiche, scoperte dal Petrie nel 1905, risultavano indecifrabili tentando di leggerle come egiziano geroglifico (come dunque apparivano scritte): furono quindi questi Semiti del Sinai i primi e veri inventori della scrittura alfabetica, applicando il principio dell'acrofonia al valore ideografico dei segni nella loro lingua.

Più tardi i Fenici presumibilmente modificarono almeno la forma dei segni singoli, mantenendo invece invariato il sistema: ecco aleph (toro in semitico) per la prima lettera, la testa del toro; bayt (casa in semitico), la casa in pianta in geroglifico egizio per la seconda lettera, sostituita dalla tenda triangolare dei nomadi; il profilo del camello (gamal) per la g e così via...

E' verosimile comunque, quale che sia la vera origine primigenia dell'alfabeto, che Byblos, antica e fiorente città sulla costa fenicia, emporio del commercio tra la Siria e l'Egitto (il papiro, il materiale su cui scrivere per eccellenza, ne era uno degli elementi pi?ù cospicui) fu il centro di diffusione di questa notevolissima invenzione, tanto è vero che i Greci diedero il suo nome al libro.

Proprio a Byblos è stato ritrovato il più antico monumento dell'alfabeto fenicio: l'iscrizione funeraria del re Ahiram, databile attorno al XIII sec. a.C.

Gli studiosi, dall'analisi comparata di questa ed altre iscrizioni, ci dicono che la scrittura fenicia, aveva la caratteristica di essere tendente al corsivo, proprio perché doveva esser usata principalmente per scrivere (inchiostro o calamo su papiro, piuttosto che scalpello su pietra).

Ebrei, Aramei, Moabiti, Ammoniti ed Edomiti fecero quindi propria questa invenzione pratica e non equivocabile, già dalla seconda metà del II millennio a.C.

Dall'espansione fenicia verso l'occidente del Mar Mediterraneo derivò invece l'esportazione dell'alfabeto oltre i confini geografici dell'Asia.

E qui si innesta la tradizione sopra riportata di Cadmo e dei Greci.

Dall'alfabeto greco originarono tutti gli alfabeti occidentali (latino, italico, etrusco e probabilmente iberico), mentre dal fenicio (di cui non si avranno più tracce dopo la fine del secondo sec. A.C.) direttamente la scrittura punica (nell'Africa del Nord, a Malta, in Sicilia, in Sardegna, in Spagna) e quella numidica, largamente attestata nel Nord Africa.

liberamente tratto da un testo di Giorgio Levi Della Vita, professore dell'università di Roma, da Enciclopedia Italiana Treccani, alla voce alfabeto

 

 


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