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Per arrivare all'alfabeto

Lo sviluppo mentale e sociale di una popolazione determina il variare anche del modo di comunicare i propri pensieri, le proprie idee e gli accadimenti della sua propria storia.

Anche presso i popoli più primitivi infatti questa esigenza esiste ed è comunque precedente l'uso dei segni grafici che caratterizzano le fasi preliminari di ogni tipo di scrittura.

Infatti per es. tra gli abitanti di alcune isole del Pacifico o dell'Oceano Indiano mostrare oggetti (fasci di giunchi o rami, fiori, pacchetti preparati con sale o pepe o betel) specificamente combinati tra loro può avere un suo proprio significato e lo stesso vale per l'uso di particolari tipi di calumet (le pipe degli Indiani dell'America del Nord) o di cordicelle annodate (in alcuni popoli dell'Africa Occidentale) che riportano ai quipu Inca.

In questi ultimi veri e propri registri, persino il colore o la sequenza dei nodi sottindendeva qualcosa: il soldato era evocato dal rosso, l'oro dal giallo e l'argento dal bianco, il grano dal verde; un nodo equivaleva al numero 10, un doppio nodo al 100... ed in ogni agglomerato urbano un ufficiale dei nodi leggeva i messaggi e li annotava.

Appartengono alla stessa categoria mentale i wampums, collane infilate con conchiglie variamente tinte e palline o perle, usate presso gli Algonchini per esprimere ricordi o celebrare cerimonie e alleanze...

Ma il vero germe della scrittura sta nell'uso vero e proprio di immagini figurate (sia incise che dipinte) che simboleggiano ora oggetti ora idee: questa tecnica mnemonica è chiamata sistema pittografico e può essere più o meno realistica o accennata.

Così per es. due frecce dirette una contro l'altra tra i Dakota indicavano il combattimento, mentre un uomo che porta la mano alla bocca traduce mangiare sia tra gli antichi Egizi, sia in Messico, sia sull'Isola di Pasqua.

Questo metodo mnenomico-pittorico appartiene a quasi tutte le società primitive e fu largamente adottato dagli indiani d'America, che elaborarono un vero e proprio linguaggio ricco ed espressivo.

Quando invece i segni assumono un valore nominale, si può dire che dalla pittografia si passa alla scrittura ideografica (fiorentissima tra i Maia, i cui pinterros - documenti dipinti su pelli o rotoli di fibre vegetali), che a sua volta sfocia nella scrittura geroglifica, allorquando invece di tradurre un nome ne suggerisce graficamente il suono.

Analizzando i manoscritti messicani si trova traccia di questo interessante passaggio: Itzcoatl era il nome proprio di un re e pittograficamente era rappresentato come un serpente (coatl) nel cui dorso stava infisso un coltello di pietra (itzl); in epoca posteriore e quindi in geroglifico lo stesso nome appare scritto con una freccia (la sillaba itz) seguita da un vaso di terra con sopra il segno dell'acqua (foneticamente coatl).

Quando il segno o il disegno sottintendono solo il suono del nome, dal simbolo grafico si arriva al fonogramma che nelle sue diverse varianti (verbale, sillabica, alfabetica) è l'origine dell'alfabeto vero e proprio.

liberam. tratto da un testo di Raffaele Corso, già professore presso l'Istituto Orientale di Napoli.

Da Enciclop. Italiana Treccani, alla voce "scrittura".


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