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Comunicazione e linguaggio
L'uomo non è solo poesia
Qualunque comportamento di un organismo che costituisce uno stimolo per
un altro organismo è comunicazione. Nei trattati di psicologia,
la teoria dell'informazione di Shannon e Weaver prevede che si parli di
comunicazione in presenza essenzialmente di tre elementi:
a) un'origine della comunicazione,
b) un canale e
c) una destinazione della comunicazione.
L'origine emette il messaggio che, trasformato in forma adatta da un
codificatore - tramite il canale - deve raggiungere la destinazione, dove
un decodificatore trasformerà il messaggio pervenuto in modo da
essere recepito.
In tutto questo percorso l'origine deve procedere ad una prima codifica
del messaggio, avvalendosi di tre diversi codici: uno semantico, relativo
ai significati da trasmettere, uno fonologico, relativo ai suoni che dovrà
articolare ed uno sintattico, relativo all'ordine con cui questi suoni
vanno emessi.
Il linguaggio verbale non è che una delle tante forme di comunicazione
che l'uomo usa per relazionarsi con gli altri.
Senza addentrarci nelle complesse argomentazioni della psicolinguistica
(lo studio psicologico del linguaggio verbale) o della fonetica (lo studio
fisico e fisiologico dei suoni del linguaggio) o della comunicazione non
verbale, diremo che il linguaggio è la facoltà di esprimere
pensieri e sentimenti non solo per mezzo di suoni articolati, ma anche
di gesti, segni, simboli.
Ed ecco che l'origine del linguaggio non è più solo un
problema linguistico, ma se mai filosofico o teologico.
Ogni sensazione dunque, poiché esiste in quanto percepita, è
linguaggio e la ricerca dell'origine del linguaggio si identifica quindi
con la ricerca dell'origine dell'uomo.
Il linguaggio è l'anima della lingua e si svela nel timbro, nell'accento,
nella tonalità, nella musica, nel colore della lingua stessa.
Chi parla rivela se stesso a sé ed agli
altri.
Se é possibile con qualche sforzo imparare le lingue, è
invece un fatto del tutto intrinseco avere ricchezza di linguaggio, con
cui tradurre la nostra vita intima, la nostra affettività, la nostra
cultura, la nostra personalità.
Il sentimento resta sempre il magico alimento del pensiero e la lingua,
inscindibile dal linguaggio, esiste per liberarlo, anche dal punto di
vista artistico ed estetico.
In tutta questa miscela di energie, attività e ritmi i filosofi,
i linguisti più sensibili hanno voluto sentire quanta poesia vi
sia nella lingua; ed ecco che Gian Battista Vico identificava la lingua
con la poesia, mentre Benedetto Croce concepiva come estetica la linguistica
stessa.
La lingua è poesia, ma è anche l'uomo
e l'uomo non è solo poesia...
Una lingua può essere studiata come un fatto o come una
attività.
Se nel primo caso ci si dedica a ricerche sulle radici, sulle leggi fonetiche,
sulle realtà dei dialetti, nel secondo occorre identificare la
lingua con la storia del pensiero, approfondendone gli aspetti culturali
e sociali ma anche letterari ed artistici.
E il pensiero è coscienza e la coscienza
diventa parola.
bibliografia: - Enciclop. Italiana Treccani, alla voce
"linguaggio" (testo del Prof. Giulio Bertoni, già linguista
dell'Università di Roma e della R. Accademia d'Italia) - "Elementi
di psicologia", Unicopli, Milano, 1979 (cap. 6, Prof. Riccardo Luccio)
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