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L'abbecedario
L'ABBECEDARIO e' quel libretto per imparare
a leggere più noto come sillabario.
Il vocabolo deriva dal tardo latino "abecedarium" , dal nome
delle prime quattro lettere dell'alfabeto.
Se invece il termine viene usato come aggettivo,
riporta a un componimento poetico proprio della letteratura latina cristiana,
nella quale le lettere iniziali dei singoli versi (o strofe) si succedono
in ordine alfabetico: illustre esempio il "carme poetico di S. Agostino"
o quello di Paolo Diacono.
Senza addentrarsi nei meandri della Bibbia, in cui non mancherebbero
questi curiosi giochi di parole, gli studiosi di storia della letteratura
italiana potranno riferire che non è poi tanto raro imbattersi
negli abbecedari: il bisnonno del Petrarca - ser Garzo dell'Incisa - per
esempio si cimentò a scriverne uno del tipo "strofa per strofa"
ed anche Teofilo Folengo lo fece con il componimento intitolato "Zanitonella".
Se comunque non sono di per sé prove di abilità particolari,
possiamo invece stupirci se analizziamo un gioco direttamente derivato
da questi: l'abbecedario tautogrammatico,
in cui tutte le parole del primo verso cominciano per "a", tutte
le quelle del secondo per "b"... e così via.
Naturalmente dotare di un senso logico un simile componimento è
impresa tutt'altro che facile. Ecco un delizioso carme riassuntivo de
"I Promessi Sposi" di Alessandro
Manzoni, in 21 versi di Adriana Castello:
Assatanato assedia angelicata
baluardeggiato da baffuti bravi
che, congelando un complice curato,
dividono i donzelli disperati.
Errano entrambi, eccoli esiliati:
fa fuggir la fanciulla el fiero frate,
giustizia giura il giovane, gettato
(hidalgo, oh horribilis hyaena!)
incontro a immeritati incastramenti.
Langue Lucia; le lacrime lucenti
mai molceranno monache e malvagi?
Nonostante nereggi la nottata,
oltre orribili ore, occultamenti,
paurosa pestilenza, il paradiso.
Qual quiete!
Renzo ritrova risanato e reso.
Spiran satiri e santi, il senzanome
tristo in timorato si trasforma.
Udiranno l'uffizio dell'unione,
vincolo vagheggiato ch'è vittoria,
zufoli, zefiri, zagare e zampogne.
Bibliografia: G. Dossena, "Dizionario
dei giochi con le parole", Domino - A. Vallardi, 1997
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