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Un'epoca scientifica, la nostra? di G. Santella
(Quasi un pamphlet)
Rubo il titolo di un paragrafo di R. Feynmann (1) per quest'articolo
per due sostanziali motivi: un po' perché la lettura del suo libro,
ha fatto risuonare in me tante considerazioni che erano latenti nel mio
modo di pensare, e anche perché queste considerazioni mi paiono
rilevanti all'interno del dibattito che si è aperto (o forse si
è già chiuso?) sull'avvenire delle nostre scuole(2) .
Cercando di rispondere alla domanda provocatoria del titolo, parrebbe
quasi ovvio pensare al rapido sviluppo della scienza di quest'ultimo secolo,
allo sconvolgente succedersi delle sue scoperte e altrettanto banale il
considerare l'influenza che la tecnologia riveste nella nostra vita quotidiana.
Se ci si sofferma a considerare invece quanto la ricaduta di questo esaltante
progresso sia diffuso, ci si accorge che esso riguarda, ancora oggi, una
ristrettissima cerchia di uomini il cui sapere è sempre più
specialistico, non certo l'uomo della strada.
Quanto alla tecnologia, ognuno di noi può facilmente avvedersi
di quanto essa venga utilizzata acriticamente, vissuta come un dono degli
dei, ma senza che se ne comprenda il sapere ad essa soggiacente, la portata,
gli sviluppi e che è solo subita, non certo compresa. "..ma
se intendiamo che oggigiorno la scienza svolge un ruolo importate nella
letteratura, nell'arte, nella visione del mondo della gente, ebbene in
tal caso, quest'epoca ha ben poco di scientifico" (3).
Quante volte, facendo scuola, ho sentito (e con me, anche altri insegnanti)
l'inadeguatezza e l'isolamento della materia scientifica da me insegnata:
possibile, mi chiedevo, che quello che cerco di trasmettere sia considerato
un corpo estraneo e senza connessioni con le altre discipline insegnate?
E perché uno studente che segue solitamente, e magari anche con
successo, dei corsi di materie scientifiche non riesce ad avvertire che
il concetto di differenziale gli serve per attraversare la strada o le
nozioni di fisica gli permettono di aggiustare un ferro da stiro! La tecnologia
permea oramai la nostra vita di ogni giorno, ma se si guasta qualcosa
cadiamo nel panico!
Provate a pensare a tre oggetti : un orologio a pendolo, una macchina
per il caffè espresso e un telefono cellulare.
E' pensabile che se apro il primo oggetto e vedo rotelle, ingranaggi
e molle, riesco a intuire come funziona ; una macchina per il caffè
espresso è composta sostanzialmente da una caldaia, da un compressore
e da tubi e guarnizioni che li collegano: quello che vedo sono delle scatolette
metalliche a cui non so attribuire una funzione se non conosco la fisica
che gli sta dietro, che è un po' più complessa del caso
precedente.
Ma se apro un telefono cellulare non ci capisco assolutamente niente,
anche perché oramai, come si dice in gergo, il software predomina
sempre di più sull'hardware e se guardo un circuito stampato o
peggio ancora un microchip è difficile capirci qualcosa. Non conviene
più riparare qualcosa: la tecnologia è così avanzata
e quindi a così basso costo, che oramai conviene buttare via l'oggetto
guasto e comprarne uno nuovo.
Qualcuno potrebbe accusarmi di rendere un cattivo servizio alla scienza
con questi discorsi, di operare uno svilimento delle sue finalità:
dov'è la potenza delle teorie, la sublime semplicità degli
assunti matematici che sottendono le ipotesi fondamentali, l'eleganza
delle equazioni di Maxwell?
Ma quelle vengono dopo›.., non dico che non bisogna arrivarci, ma tutta
la scienza, compresa la matematica, nasce da problemi reali, alle volte
di routine, inerenti fatti alle volte assolutamente banali(4).
Non usiamo questa forma perversa di idealismo, che è sempre stato
avverso alla scienza, per rendere dogmatico l'insegnamento della scienza
che si è sempre distinta, dalla sua nascita, per il suo carattere
di anti-dogmatismo.
Ma esiste un secondo aspetto relativo al significato che all'aggettivo
"scientifico" siamo soliti attribuire. Siamo lontani dall'ideale di Leibniz
del "calculamus" in presenza di controversie: un qualsiasi esponente della
classe dirigente o più semplicemente ogni persona che si sente
investito di una carica sociale, posto di fronte alla domanda su che cosa
pensa sia meglio fare in relazione ad un problema, snocciola il suo rosario
di ricette che sono aderenti all'ideologia cui appartiene o peggio ancora
a quel sentimento comune di intendere che ci viene mostrato dalle statistiche
Istat.
Se uno affermasse che forse varrebbe la pena di mettersi attorno ad
un tavolo e discutere la cosa e cercare la soluzione più vantaggiosa
per quel problema, farebbe poca strada!
Non è tanto indicativo che tutti parlino di calcio e il quotidiano
più diffuso in Italia sia la Gazzetta dello Sport, ma che tutti
sarebbero capaci di fare meglio se fossero al posto del commissario tecnico
della Nazionale!
Come dice Feynmann: "›mi pare innegabile che all'origine di molti
nostri guai ci sia quest'ansia della gente di volere la risposta, invece
di cercare chi ha un metodo per arrivare alla risposta"(5) .
Io credo fortemente che alla base di tutta la scienza ci sia il senso
della "meraviglia" (così come Aristotele la pone a fondamento della
filosofia, ma si sa, la scienza è filosofia della natura›) dell'accorgersi,
giorno per giorno, delle cose che esistono e dello stupirsi del perché
esistono.
Occorre ritornare ad avere gli occhi dei bambini che eravamo, ritornare
a farsi le domande fondamentali dei bambini e capire che lo scienziato
non lavora per le applicazioni pratiche, ma per l'emozione della scoperta,
la stessa che, dopo estenuanti sforzi su aste, gambette, cerchi e piccoli
ponti, ci fa riconoscere che quelle due sillabe: mam-ma connettono un
segno con una presenza viva.(6)
"Sembra assodato, da sempre, sotto ogni latitudine, che il piacere non
debba figurare nei programmi scolastici e che la conoscenza possa essere
solamente il frutto di una sofferenza ben capita.(7)"
Anche questo è un modo di intendere la scienza da sfatare: si
pensa comunemente che la creatività appartenga all'artista più
che allo scienziato e che la conoscenza della natura faccia perdere il
senso del mistero. Sono idee dure a morire e che la scuola ha rafforzato
nella mente dei suoi allievi(8) .
Oggi i dentifrici sono tutti "scientificamente testati", lo shampoo è
alla pro-vitamina B, persino lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti
fu definito scientifico (sic!).
Si equivoca sul termine, lo si usa a garanzia di dogma (dell'ipse dixit
di antica memoria), come pettegolezzo sulle ultime scoperte in qualche
Università che è riuscita ad assurgere alle pagine dei giornali,
e il presunto fallimento dell'indagine scientifica serve ad alimentare
le nuove forme di irrazionalismo: la new-age, il pensiero debole, i fiori
di Bach.
La fisica non proibisce, nella sua teoria, che l'acqua che è nel
fondo del bicchiere possa spontaneamente ritornare ad essere il cubetto
di ghiaccio che era all'origine.
Il problema non è quello che è possibile, ma cercare di
capire cosa è probabile, che cosa sta succedendo(9) .
In nome del possibile tutto è lecito: la scienza col suo probabile
c'insegna quello che è più vicino alla realtà (o
ad un modo di interpretare la realtà) e i modi per trasformarla
.
In questo il compito della scuola è di vitale importanza: vivere
i progressi scientifici della nostra epoca senza capirli può portare
solo alla sudditanza nei confronti di quei pochi che hanno gli strumenti
per cambiare il mondo, abdicare all'analisi del reale per assuefarsi alla
manipolazione attraverso l'immagine (che non è più icona),
lasciarsi trascinare dalla doxa e non usare l'episteme.
Capire la scienza è un compito di democrazia.
Un'epoca scientifica, la nostra? Mi verrebbe da rispondere come Totò:
"Ma mi faccia il piacere!".
G. Santella Irrsae-Liguria
Note:
- R. Feynmann, Il senso delle cose, Biblioteca Scientifica Adelphi,
Milano 1999
- cfr. F. Nietsche, Sull'avvenire delle nostre scuole, Adelphi, Milano
1975
- R. Feynmann, op. cit., pag. 71
- "›alcuni scienziati si sono conquistati una notevole reputazione
non per la novità delle loro scoperte, ma per la precisione,
l'attendibilità e la portata dei metodi che essi anno sviluppato
per la rideterminazione di un genere di fatti già precedentemente
noto" T. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi
Torino 1978,pag. 46
- R. Feynmann, op.cit. pag. 74
- D. Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli Milano 1994, pag 32
- D. Pennac, op.cit. Pag 64
- Un gruppo di ricercatori interni all'Irrsae-Liguria e di cui il sottoscritto
fa parte, si sta occupando attualmente dell'elaborazione di un progetto
di formazione inerente il rapporto apprendimento-creatività nell'insegnamento
delle scienze
- R. Feynmann, op.cit. pag.8
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