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J. Rodolfo Wilcock.
La sinagoga degli iconoclasti
Tra pecore e maiali Pons scoprì presto che qualunque tipo di comunicazione
era impossibile con i tedeschi; i quali erano per di più così
cocciuti che ancora sostenevano di aver vinto loro la guerra mondiale.
Rotta una Ford modello T, scassata una Studebaker ancora più robusta,
Pons fu costretto a tornare a Bariloche a piedi perché i cavalli
che la conoscevano si rifiutavano di percorrere una strada simile. Pure
a Bariloche gli indigeni locali erano quasi tutti tedeschi e per giunta
dimostravano una notevole diffidenza nei riguardi dei cileni, tradizionalmente
considerati o banditi o puttane, secondo il sesso.
Il capitano John Cleves Symmes sosteneva che la terra è fatta
di cinque sfere concentriche, tutte e cinque forate ai poli. Molto si
parlò e per molti anni, negli Stati Uniti, di questa apertura polare,
comunemente detta il "buco di Symmes"; il capitano aveva fatto distribuire
dappertutto un volantino nel quale spiegava come stavano le cose e sollecitava
l'aiuto di cento coraggiosi compagni disposti a esplorare con lui il buco
settentrionale, largo parecchie migliaia di chilometri. Attraverso questo
foro - e quello opposto - l'acqua del mare si riversa continuamente sulla
prima sfera interna, anch'essa popolata, come le tre restanti, da animali
e vegetali.
Lo stereoscopio dei solitari
La lettrice
Una grossa gallina occupa l'appartamento; è così grossa
che ha già diroccato qualche uscio, nel tentativo di passare da
una stanza all'altra. Non che sia molto irrequieta, tuttavia, è
una gallina intellettuale, e trascorre quasi tutto il suo tempo a leggere.
Infatti è consulente della casa editrice A.; l'editore le spedisce
tutti i romanzi che appaiono all'estero, e la gallina li legge, pazientemente,
con l'occhio destro, perché non può leggere con tutti e
due allo stesso tempo: quello sinistro rimane chiuso, sotto la bella palpebra
grigia vellutata. Di tanto in tanto, la gallina borbotta qualcosa, perché
la stampa è troppo piccola per lei; oppure fa clo-clo e sbatte
le ali, ma nessuno può dire se lo fa dal piacere o dalla noia.
Comunque, quando un libro non le piace, la gallina intellettuale se lo
mangia, poi la casa A. manda un ispettore a raccogliere gli altri - che
lei lascia sparsi per tutta la casa - e li pubblica.
Questo ha dato origine in passato a qualche equivoco: libri che venivano
ritrovati dietro un armadio, quando già erano stati pubblicati
da un altro editore, con deplorevole successo. Ciò nondimeno, è
la gallina più autorevole dell'industria libraria.
Non sappiamo come disfarcene; oltre a far crollare le porte ci sporca
le stanze, e la domestica minaccia di andarsene se non va via la gallina.
Eppure è un animale così intelligente, i suoi giudizi sono
così esatti, le sue abitudini così miti: alle sei di sera
sale sul suo divano, si appollaia, chiude gli occhi e si addormenta, senza
dare più noia a nessuno; non si muove nemmeno per fare i suoi bisogni.
Al mattino ci alziamo e la troviamo già nella sala da pranzo,
intenta a leggere l'ultimo russo in Siberia, l'ultimo sudamericano.
E non ha mai fatto un uovo
Il ragno
Il ragno si annoia, ma non sa di annoiarsi.
Ha già percorso diverse volte la sua tela e ha rammendato gli
squarci; poi, per fare qualcosa, ci ha aggiunto qua e la delle piccole
migliorie, piuttosto inutili poiché nessuno arriva.
E' stato uno sbaglio tessere una ragnatela in quel posto così
solitario. Infastidito dai calabroni che gli stracciavano la tela per
poi andarsene come erano venuti, il ragno ha scelto un angolo sicuro ma
deserto, e ora si annoia.
A volte un seme leggero, portato dal vento, si imbatte nei fili; il ragno
si affaccia, diffidente e speranzoso, fa per avvicinarsi, capisce che
è stato un falso allarme e rientra nella sua galleria conica insaccata
tra due foglie morte.
Tanto lavoro per niente.
Gli specchi
Costretto a letto dalla sua infermità, Lorbio si è fatto
sistemare nella stanzetta della clinica due grandi specchi paralleli;
uno copre la parete di sinistra, l'altro quella di destra. Così
il malato si vede rispecchiato dalla testa ai piedi, da una parte e dall'altra,
e può illudersi di stare in una stanza o corsia a tre letti, anzi
a molti letti, in compagnia di una quantità di malati che d'altronde
gli somigliano molto.
I suoi vicini di letto, Lorbio li chiama Destrino e Sinistrino: Destrino
sembra leggermente più giovane di lui, Sinistrino è il più
anziano dei tre; per il resto, tutt'e tre fanno sempre le stesse cose
o quasi, alla stessa ora, con gli stessi movimenti.
In questo senso, si può dire che nessuno ha mai visto tre compagni
di corsia raggiungere un accordo così perfetto.
E poi sono molto discreti: se Lorbio sta parlando con Destrino, Sinistrino
volge la testa dall'altra parte; e lo stesso fa Destrino non appena il
suo compagno rivolge la parola a Sinistrinoõ.
La Samisa
La Samisa è un'attrice molto personale, non vuole recitare per
più di una persona alla volta.
Disprezza le sue colleghe che recitano per esempio una scena d'amore
davanti a una intera platea di spettatori radunati a caso, come se tutti
intendessero l'amore nello stesso modo.
Studiato il personaggio, sentenzia la Samisa, bisogna studiare lo spettatore.
Lei lo invita quindi a colazione, oppure a una cenetta fredda prima dello
spettacolo, o a un te abbondante con paste leggere.
Pane tostato, burro e marmellata o mortadella, e lo studia.
Puo' darsi che lo spettatore sia straniero, e in tal caso bisogna impratichirsi
nella sua lingua; oppure che sia sordo, e allora converrà alzare
la voce, ma nella misura giusta perchéi sordi si arrabbiano come
scorpioni se gli si parla troppo forte, e mordono.
Con questo sistema la Samisa è riuscita a offrire duemilacinquecento
repliche successive di Hedda Gabler, uno dei suoi due cavalli di battaglia;
l'altro cavallo è Desdemona.
Socrates Scholfield
La Sua esistenza ha sempre sollevato dubbi.
Del problema si sono occupati San Tommaso, Sant'Anselmo, Cartesio, Kant,
Hume, Alvin Plantinga.
Non ultimo, Socrates Scholfield titolare del brevetto registrato presso
l'U.S, Patent Office nel 1914 col numero 1.087.186. L'apparecchio di sua
invenzione consiste di due eliche in ottone incastrate in modo che, lentamente
girando ciascuna intorno all'altra e dentro l'altra, dimostrano l'esistenza
di Dio.
Delle cinque prove classiche questa è detta la prova meccanica.
Philip Baumberg
Nel 1874, nei pressi di Wanganui nella Nuova Zelanda settentrionale,
Philip Baumberg, nativo di Cork in Irlanda fece funzionare per la prima
volta la sua pompa a cani o dog-pump.
Il congegno, se così lo si può chiamare, sfruttava il fatto
scientificamente dimostrato che un cane bene educato, se lo si chiama,
viene. Baumberg si serviva di una trentina di cani da lavoro, pastori
e simili, e di due manovali salariati, il cui numero andò poi aumentando
progressivamente.
Il primo manovale era piazzato in basso, con un secchio, presso un ruscello
di acqua potabile; il secondo era in cima al colle, accanto a un canalone
di lamiera che con lieve pendenza conduceva l'acqua verso una cisterna
attigua all'abitazione di Baumberg.
Ogni cane portava appeso al collo un bidone che veniva riempito dall'indigeno
in basso; poi quello in alto chiamava il cane, e quando questo era arrivato
su, l'uomo versava l'acqua del bidone nel canalone della cisterna; subito
dopo l'altro indigeno chiamava il cane su e ripeteva l'operazione.
Con trenta cani in moto l'effetto era particolarmente vivaceõ
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