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Edgar Allan Poe
Berenice
Qualcuno lievemente bussò alla porta dello studiolo e, pallido
come un sepolto, un famiglio entrò, in punta di piedi. Lo sguardo
sconvolto dal terrore mi parlò con voce tremula, roca, bassissima.
Che disse? Udii frasi sconnesse, Narrò di un urlo folle che aveva
sconvolto il silenzio della notte; e come la servitù s'era raccolta,
e la ricerca del luogo donde era venuto quel suono; poi la voce si fece
nitida e stridula, ed ora sussurrava di una tomba violata - un corpo sfigurato
nel sudario, ma che respirava ancora, palpitava, era vivo! Mi indicò
i vestiti; erano infangati, chiazzati di grumi di sangue. Non parlavo;
ed egli mi prese delicatamente la mano; era intaccata da segni di unghie
umane. Richiamò la mia attenzione su di un oggetto appoggiato al
muro - lo fissai per qualche minuto - una vanga. Con un urlo balzai verso
la tavola e afferrai quella scatola che vi stava sopra. Ma non mi riuscì
di aprirla; e tremante me la lasciai scivolare dalle mani, e cadde pesantemente,
e andò in pezzi; e, con un duro ciottolio, ne rotolarono fuori
certi strumenti di chirurgia dentaria, mescolati a trentadue minuscole
essenze, bianche, simili all'avorio, che si sparsero tutt'attorno sul
pavimento.
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