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Genova, 27 novembre - 20 dicembre 2008 non una di più_¡ni una más!La violenza contro le donne e le ragazze persiste in ogni continente, paese e cultura. Essa costituisce un alto prezzo da pagare nella vita delle donne, delle loro famiglie e della società nel suo complesso. Molte società proibiscono tale violenza – tuttavia la realtà è che troppo spesso essa è tenuta nascosta o accettata tacitamente. (Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, 8 Marzo 2007) Premessa Con la Risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito il 25 novembre quale “Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne”, sollecitando i governi, le organizzazioni internazionali e la società civile tutta a promuovere attività per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema. Programma Nel 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Alfabeti realizza A partire da questa vicenda, con la collaborazione di attori istituzionali, come gli assessorati regionale, provinciale e comunale competenti, unitamente all'università e a varie associazioni promuoviano un'occasione di confronto e riflessione sul tema della violenza esercitata sulle donne connessa ai contesti culturali, economici e sociali in cui si manifesta. L'iniziativa prevede più appuntamenti, tra questi segnaliamo in particolare:
Intorno a questi momenti si svilupperanno anche altri incontri ed iniziative Siti segnalati www.mujeresdejuarez.org - sito dell'associazione “Nuestras Hijas de Regreso a Casa” Feminicidio” a Ciudad Juarez “ Agli inizi del ventunesimo secolo, in Messico, una vittima di omicidio su dieci è donna; a Ciudad Juarez, nello stato di Chihuahua, sono donne quattro vittime su dieci” dalla prefazione di “Ossa nel deserto” di Sergio Gonzalez Rodriguez - Adelphi
Dal 1993 nello stato di Chihuahua ai confini tra Messico e stati Uniti iniziò l’allarme per gli omicidi di giovani donne he sono state violentate, uccise, i loro corpi abbandonati in una discarica e di solito mai restituiti alle famiglie per la sepoltura. Quasi tutte giunte a Ciudad Juarez e Chihuahua per lavorare in fabbrica, hanno trovato la morte infatti pur se in crisi le maquilas (grandi aree industriali a capitale internazionale) impiegano oltre 300.000 persone (in maggioranza giovani donne tra i 15 e i 25 anni) che lavorano in condizioni di sfruttamento a linee di assemblaggio aperte 24 ore Tutte sono state uccise in luoghi diversi da quello in cui è stato rinvenuto il loro cadavere, ma ciò, prima del 2001. Da allora, infatti, quando sul caso di questa città di frontiera – che vanta peraltro il primato di essere il cartello dei narcotrafficanti più potente in Messico – si è destato l’interesse dell’opinione pubblica e di molte organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani, i corpi delle vittime hanno cominciato a scomparire nel nulla. E la parola d’ordine è diventata “lechada”, termine che indica il sistema abitualmente usato dalla criminalità locale, che attraverso un liquido corrosivo composto di calce viva e di acidi, scioglie rapidamente la carne e le ossa senza lasciare traccia. La situazione a Ciudad Juàrez, principale zona franca industriale messicana, in cui le donne occupano il 48,3% dei posti di lavoro disponibili, è veramente drammatica: basti pensare, infatti, che oltre agli omicidi seriali, le statistiche redatte dal Centro di crisi Casa Amiga di Juàrez indicano che il 70% delle donne che vi si rivolgono per cercare aiuto sono state picchiate dai loro mariti, mentre il 30% lo sono state da qualcuno che conoscevano.In un anno – precisano le statistiche – sono state presentate 4540 denunce per stupro (12 al giorno) e ugualmente, le molestie sessuali e le minacce di licenziamento, da parte dei supervisori e dei proprietari delle maquiladoras, alle donne che rifiutano le avances, sono un fenomeno corrente. Il caso di Ciudad Juàrez ha inoltre rivelato un oscuro legame tra gli ambienti criminali e il potere economico e politico locale: diverse fonti, infatti, affermano che la strategia dei governatori per risolvere gli assassini seriali di donne, ha portato ad una sequela di manipolazioni e dissimulazioni, che in sostanza incolpavano degli innocenti. Sono già 432 le donne assassinate a Ciudad Juárez nello stato di Chihuahua in Messico dal 1993 secondo lo stesso rituale: rapimento, tortura, sevizie sessuali,mutilazioni, strangolamento. Solo l’attivismo di associazionii costituite da madri, sorelle, compagne di lavoro delle donne assassinate sono riuscite tramite l’appoggio internazionale di ong e, commissioni, per i diritti umani, organizzazioni femministe e reti associative a obbligare le autorità messicane ad ammettere l’esistenza stessa della questione costringendo nel 2002 il Presidente Fox a creare un Istituto per combattere la discriminazione. Con petizioni, articoli, conferenze e appelli le attiviste messicane continuano a chiedere giustizia al grido di :”Ni una mas!”
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